“La settima colonia” di Giulia Anna Gallo – Recensione

Buon pomeriggio lettori! Oggi vi parlo di “La settima colonia” di Giulia Anna Gallo, un romanzo ambientato su un pianeta lontano dove gli abitanti non provano sentimenti ed emozioni. Ricco di spunti di riflessione, è un libro che consiglio soprattutto agli amanti dei romanzi distopici.

Copertina "La settima colonia" di Giulia Anna Gallo

La settima colonia

Autrice: Giulia Anna Gallo

Editore: Ciesse Edizioni

Collana: Silver

Data di pubblicazione: giugno 2021

Pagine: 230

Formato: flessibile 16,00 € – ebook 4,49 €

Genere: sci-fi, distopia

Età di lettura: adulti

Trama

ORI-45-830 è un Razionale e, in quanto tale, fa parte di una comunità all’apparenza perfetta. Non prova emozioni e non si considera un individuo indipendente, bensì l’ingranaggio di un meccanismo più grande.

Al di fuori delle estese metropoli civilizzate di Kutar-7, a farla da padroni sono però vasti territori incolti popolati da creature selvagge e tribù di ribelli.

Sarà l’incontro con Cara, una donna del clan Inuck, a costringere ORI a mettere in dubbio le sue certezze e riconoscere che forse una terribile verità è stata tenuta nascosta ai membri di entrambe le fazioni.

Recensione

Tra sci-fi e distopico, “La settima colonia” di Giulia Anna Gallo riprende diversi elementi presenti nei romanzi appartenenti a questi generi, ma ha una sua unicità e particolarità soprattutto nella resa e nell’evoluzione dei punti di vista attraverso cui viene narrata questa storia.

In un mondo lontano

“La settima colonia” è ambientato nel futuro su un pianeta lontano. 357 anni prima degli eventi narrati gli abitanti della Terra sono migrati nello spazio e hanno iniziato a colonizzare altri sistemi solari. Kutar-7 è uno dei dodici pianeti abitabili del sistema solare di proprietà della Corporazione.

Su questo pianeta ogni abitante delle città è identificato da un codice a barre stampato sul polso: non ha un nome, ma un codice alfanumerico che chiarisce il ruolo di ognuno nella società. Quest’ultima è una macchina perfetta in cui ogni componente non è altro che un ingranaggio freddo, inanimato e sostituibile all’occorrenza.

A ogni abitante vengono infatti somministrati gli inibitori limbici che cancellano ogni emozione o sentimento. Grazie all’utilizzo degli inibitori non vi è più traccia di criminalità, violenza e comportamenti antisociali. Il loro impiego aumenta inoltre le capacità logiche, la concentrazione e il senso pratico e per questo gli abitanti, chiamati Razionali, sono molto più produttivi. Il motto della colonia “Kutar-7” è “Efficacia, efficienza e produttività”.

ORI-45-830 e Cara

L’intero libro è narrato in terza persona, ma dal punto di vista dei due protagonisti, ORI-45-830 e Cara.

ORI-45-830

La prima parte del romanzo è stata per me la più pesante. È narrata dal punto di vista di ORI-45-830, un Razionale: non prova sentimenti né emozioni, ama i dettagli e proprio per questo tutto ciò che vede e pensa è descritto nei minimi particolari, con freddezza e razionalità. Conta tutto, descrive ogni materiale, ogni suono, ogni comportamento. Analizza ogni cosa che lo circonda e gli capita. Se questo da un lato aiuta a capire l’ambientazione e dà al lettore la possibilità di comprendere esattamente come pensa e agisce un razionale, dall’altro ha reso per me questa prima parte molto faticosa da leggere. È impossibile entrare in empatia con il protagonista e verso la storia ho provato lo stesso distacco che ORI prova verso tutto ciò che lo circonda.

ORI-45-830, come dice il suo “nome”, o per meglio dire codice identificativo, è un orientante, ovvero uno di coloro che si occupano di destinare al lavoro più adatto cuccioli (bambini), studenti e lavoratori.

Per evitare sprechi di tempo e risorse, i cuccioli vengono formati fin dall’infanzia ad eseguire il lavoro per cui, secondo test fisici e psicologici, sono più portati. Gli individui difettosi sia fisicamente sia psicologicamente vengono ritirati (eliminati). Come oggetti costruiti male o rotti, possono essere scartati e rimpiazzati.

ORI-45-830 è convinto della perfezione della società in cui vive e della superiorità dei Razionali rispetto agli Irrazionali (coloro che abitano sugli altri pianeti) e ai Selvaggi (coloro che abitano fuori dalle città su Kutar-7).

Egli è però anche molto curioso e questa sua qualità minerà sempre di più il suo essere un “Razionale”. Inizierà a porsi domande e a cercare risposte soprattutto quando si troverà ad affrontare degli individui “imperfetti”. ORI è profondamente tormentato perché nonostante sia pienamente convinto che la società in cui vive sia perfetta, non ricorda nulla della sua infanzia. Inizierà a provare qualcosa e a mettere in dubbio la visione del mondo che aveva.

Per la prima volta nella sua esistenza, l’ORI provò a elaborare a pieno il significato del concetto di ritiro. Era come disattivare un dispositivo elettronico senza possibilità di riaccenderlo, cancellare un file senza più poterlo recuperare.

Ho trovato infatti la seconda parte del libro molto più appassionante. La storia di ORI mi ha coinvolta sempre di più man mano che andavo avanti con la lettura: il suo personaggio infatti cresce e cambia tantissimo. Di fondamentale importanza sarà il suo incontro con i Selvaggi e l’intrecciarsi della sua storia con quella di Cara.

Cara

Cara è una Selvaggia, o come si fanno chiamare loro, fa parte dei “Liberi”. Per diventare una Sapiente ha scelto di intraprendere un viaggio-cerchio grazie a cui ha avuto la possibilità di conoscere gli usi e costumi delle diverse tribù di Liberi e quindi di sviluppare una capacità di adattamento maggiore e una mentalità più aperta rispetto ai suoi compagni. Grazie alla sua maggiore apertura mentale, le sarà quindi più facile relazionarsi con ORI rispetto agli altri che hanno paura dei Gelidi come lui e che li credono dei mostri.

Non riusciva a credere che i mostri dall’altro lato della barricata, considerati alieni fino ad allora, potessero essere in realtà nulla più del loro stesso riflesso, il loro stesso passato, forse persino il terribile futuro che li attendeva.

Come ORI, anche lei è una persona curiosa e intelligente e proprio per questo ha intenzione di scoprire di più su di lui e vuole capirlo. Per la prima volta fuori dalla città ORI avrà quindi la possibilità di liberarsi dalla gabbia imposta dalla società in cui viveva. Dall’essere freddo e razionale, più simile a un robot che a un essere umano, diventerà simile a un bambino che per la prima volta vede il mondo. Da ORI-45-830, diventerà Ori.

Una diversa visione del mondo

Se all’inizio ho fatto fatica ad entrare in empatia con ORI a causa della sua freddezza e razionalità, proseguendo nella lettura si viene rapiti dalla sua meraviglia e per questo, nonostante la prima parte, il punto di vista di Ori è quello che ho apprezzato di più.

Mi è piaciuto molto il modo in cui si è evoluto il rapporto tra Cara e Ori in modo credibile e non affrettato. Entrambi si troveranno a mettere in discussione le loro convinzioni e a mettersi in gioco fino a cambiare la loro visione del mondo.

Cara crede di essere libera al contrario di Ori, ma lo è veramente? L’essere priva di legami profondi, il non sentirsi parte di nessuna tribù, è una cosa positiva oppure è un altro tipo di prigione? ORI si considera migliore dei Selvaggi poiché è un Razionale e quindi rispecchia l’ideale di “Efficacia, efficienza e produttività”, ma l’essere privo di sentimenti e emozioni è una libertà o una mancanza?

Ciò che è razionale è anche giusto, oppure no? Per ORI-45-830 all’inizio tutto ciò che riguarda le emozioni e i sentimenti è illogico e dannoso, per questo è così difficile accettare il suo punto di vista. Ad esempio, anche il seppellire i morti è uno spreco di risorse quando i cadaveri possono essere decomposti e convertiti in concime. Coloro che abitavano sulla terra e i Selvaggi sono popoli arretrati, inferiori ai Razionali.

L’importanza delle emozioni e dei sentimenti

“La settima colonia” di Giulia Anna Gallo è un libro scritto benissimo che evolve pagina dopo pagina insieme ai suoi protagonisti. La resa dei punti di vista e la loro evoluzione è perfetta. Se all’inizio è freddo e distaccato, diventa sempre più intrigante, coinvolgente e pieno di emozioni. Se all’inizio per l’ambientazione ricorda molto un romanzo fantascientifico, procedendo con la trama assume sempre di più i caratteri di un romanzo distopico.

Mi ha ricordato per tantissimi aspetti “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley: se l’avete letto anche voi, già solo il motto “Efficacia, efficienza e produttività” non può non ricordarvi il famosissimo “Comunità, Identità, Stabilità”. Ci sono inoltre diversi punti in comune con “The Giver” di Lois Lowry. L’organizzazione delle colonie, poi, mi ha fatto venire in mente distretti di Hunger Games, mentre l’organizzazione della società e la suddivisione tra città e mondo esterno sono simili a quelle di “Divergent”.

Date tutte queste somiglianze, per quanto “La settima colonia” sia un romanzo con un’ambientazione sci-fi, sono convinta che piacerà ancor di più agli amanti dei romanzi distopici.

In questo libro centrale è il tema delle emozioni e dei sentimenti: questi ultimi possono avere delle conseguenze negative, far prendere decisioni egoistiche o “imperfette”, ma sono anche ciò che dà colore al mondo e alla nostra vita. La stessa creatività nasce dall’irrazionalità. Sono le emozioni e i sentimenti a renderci umani, speciali e insostituibili, e non degli automi. Mi è piaciuto vedere ancora una volta come la perfezione non sia sempre qualcosa di positivo: la società di Kutar-7 perfetta dal punto di vista “scientifico”, è in realtà un incubo poiché comporta l’annullamento dell’individuo.

Questo è uno di quei libri che per me è stato un continuo crescendo. Non ci sono grandi colpi di scena, ha una trama abbastanza prevedibile se avete già letto molti romanzi distopici, ma l’ho trovato comunque coinvolgente e ricco di spunti di riflessione. Il finale è aperto. Spero che ci sarà un seguito.

Ringrazio Giulia Anna Gallo per avermi inviato una copia del suo libro!

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