Buongiorno lettori! Oggi vi parlo di “La runa bianca: il canto delle stelle” di A. J. Molteni, un fantasy ispirato alla mitologia nordica ambientato sulle sponde del Mar Avyo e in particolare ad Ozù, una cittadella ispirata ai villaggi vichinghi sul Mare del Nord.

La runa bianca: il canto delle stelle
Autrice: Elisa A. J. Molteni
Editore: Dragonfly Edizioni
Data di uscita: 21 dicembre 2020
Pagine: 361
Formato: flessibile 18,00 €
Genere: fantasy epico
Età di lettura: ragazzi
Cantarono con lei le onde, le creature marine, il vento; risuonarono vibranti la salsedine e i pollini che vorticavano vicino al litorale. Persino i ciuffi di erba e il legno di alcuni rami, che fluttuavano flessibili, non fecero altro che infondere quella serenità agli animi di Honor e Mimiteh, che rimasero lì. Circondati dalla bellezza della natura…
Recensione
“La runa bianca: il canto delle stelle” è un epic fantasy per ragazzi ambientato sulle sponde del Mar Avyo, in particolare ad Ozù, una cittadella ispirata ai villaggi vichinghi sul Mare del Nord.
Trama e personaggi
Honor è il primo principe di Ozù ed erede al trono. Fin da bambino ha saputo che il suo destino sarebbe stato diventare il re di quelle terre e del popolo guerriero che le abita. Per questo è stato addestrato per diventare un ottimo combattente e leader. Tutto è cambiato, però, quando una misteriosa malattia gli ha indebolito il braccio destro con cui gli è quindi diventato impossibile combattere. Per questo il re l’ha costretto ad abbandonare l’addestramento con le armi e ad iniziare l’apprendimento delle arti divinatorie per diventare un Premonitore degli astri. Honor ha infatti una sensibilità fuori dal comune e un potente legame con gli dei. Egli è in grado di divinare tramite le rune e nei sogni entra in contatto con Althea, una sirena bianca che l’ha salvato quando la malattia stava per ucciderlo e che lo sosterrà in tutte le sue imprese.
Honor e Kyros
Honor però vive nel dubbio e nell’incertezza: teme che suo padre lascerà il trono a suo fratello minore Kyros invece che a lui. Ozù è in guerra da anni contro l’impero di Ebiret che si è espanso ovunque grazie alle armi in Palladium, un materiale magico e molto resistente. Kyros è abilissimo non solo in battaglia, ma anche nel forgiare le armi ed è molto ambizioso e ciecamente fedele al padre: incarna in tutto e per tutto il perfetto erede al trono di Ozù secondo l’opinione del popolo.
Mimiteh e Souila
Una nuova svolta alla vita di Honor e a quella di tutta Ozù sarà l’incontro durante una battaglia tra il protagonista e Mimiteh, una giovane sacerdotessa dell’impero. Se tutti gli abitanti di Ozù vedono in lei una nemica, lui vede una potenziale alleata. Crede che collaborando insieme potranno fermare la guerra. L’unica persona che lo sosterrà (oltre ad Althea) sarà sua sorella Souila: nata dal re e da una donna dell’impero, non può in alcun modo aspirare al trono, ma nemmeno uscire dai confini di Ozù, come tutte le altre figlie “illegittime”. Il desiderio di conoscere le sue origini però non la abbandona mai e non le basta essere una principessa guerriera al servizio del padre.
Una storia incentrata più sui personaggi che sul worldbuilding e la trama
Il punto forte di questo libro sono sicuramente i protagonisti, forti, coraggiosi e determinati a scrivere il loro futuro, nonostante a volte il loro destino sembri già determinato o in balia del volere degli dei. Tutti e quattro sono ben delineati e ne conosciamo il loro punto di vista nei vari capitoli in cui vengono descritti accuratamente i loro pensieri e le emozioni e i sentimenti che provano. Man mano scopriamo inoltre il loro passato tramite alcuni flashback che chiariscono le relazioni tra i vari personaggi e le motivazioni che li spingono ad agire in un certo modo. La storia mi è piaciuta nella sua semplicità: la trama è un intreccio ben riuscito, ma non presenta grandi colpi di scena. Non mancano temi come quello dell’amicizia e della diversità e mi è piaciuto tanto il modo in cui viene trattato il rapporto tra i tre fratelli.
Purtroppo invece il worldbuilding non è molto dettagliato, vengono contrapposti più volte il popolo di Ozù con i soldati dell’Impero, ma mentre dei primi alla fine del romanzo sappiamo qualcosa dei loro costumi e tradizioni, dei secondi non conosciamo praticamente niente. Spero che sarà approfondito maggiormente nei seguiti. Mi piacerebbe sapere di più anche su di loro. Manca inoltre una mappa che sarebbe stata comoda per capire meglio la geografia di questo mondo e visualizzare la contrapposizione tra l’impero e il piccolo regno di Ozù.
La grafica e lo stile di scrittura
Dal punto di vista grafico è un libro meraviglioso: la copertina è stupenda e i titoli dei capitoli sono scritti in caratteri runici (in fondo al libro è presente anche la legenda). Lo stile di scrittura dell’autrice è inoltre molto ricco dal punto di vista lessicale e mai banale, incentrato più su pensieri, emozioni e sentimenti dei personaggi che sui dialoghi.
“La runa bianca: il canto delle stelle” rimane comunque un libro scorrevole, nonostante che le tante descrizioni e la ricchezza di aggettivi a volte rallentino e rendano più pesante la lettura. Sono presenti purtroppo alcuni refusi ed errori che però dovrebbero essere stati corretti nelle successive ristampe. I capitoli sono molto brevi e incalzanti, invogliano ad andare avanti e a non fermarsi fino alla fine, grazie all’alternarsi tra passato e presente e dei punti di vista dei vari protagonisti.
Finisce proprio sul più bello
L’ultima parte è quella più ricca d’azione e coinvolgente, ma purtroppo il libro finisce proprio sul più bello. Tantissime domande rimangono senza risposta. Vorrei avere subito fra le mani il seguito per sapere come continua!

Ringrazio moltissimo Elisa A. J. Molteni per avermi inviato una copia del suo libro







