“La fattoria degli animali” di George Orwell è uno di quei classici che avevo in libreria da anni. Era sullo scaffale ancora avvolto dal cellophane e probabilmente sarebbe rimasto ancora lì se non fosse stato il libro del mese di luglio del gruppo di lettura distopici.
L’ho letto senza alcuna aspettativa dato che è la prima opera che ho letto di questo autore e non conoscevo la storia se non per l’argomento trattato. Mi ha sorpreso moltissimo!
“La fattoria degli animali” finisce dritto tra i miei classici preferiti.

La fattoria degli animali
Autoconclusivo
Titolo originale: Animal Farm
Autore: George Orwell
Prima edizione: italiana 1947; inglese 1945
Pagine: 115
Genere: distopico
Età di lettura: adulti
La mia esperienza di lettura: letto in cartaceo un’edizione in copertina rigida del 18 febbraio 1998 tradotta da Bruno Tasso e pubblicata da Edizioni San Paolo su licenza della Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
La pubblicazione: “La libertà di stampa”
Ideato nel 1937, ma scritto tra il novembre del 1943 e febbraio 1944, non stupisce che Orwell abbia dovuto lottare contro la velata censura imposta alla stampa britannica in quegli anni. Gran Bretagna e Unione Sovietica erano infatti alleati contro la Germania nazista e molti intellettuali britannici ammiravano il governo e la figura di Stalin in contrapposizione al nazismo e al fascismo. Come spiegato nel saggio “La libertà di stampa” scritto dallo stesso autore, non era infatti espressamente proibito pubblicare scritti che criticavano il governo sovietico, ma vi era un tacito accordo generale per cui era inopportuno accennare ad alcuni fatti ed era richiesta un’ammirazione incondizionata per la Russia.
Il libro venne respinto da quattro editori e pubblicato solo nel 1945 quando alla fine della seconda guerra mondiale le relazioni tra Gran Bretagna e Unione Sovietica erano ormai mutate e ci si avvicinava sempre di più alla Guerra fredda.
“La fattoria degli animali” di George Orwell è infatti un breve romanzo allegorico che segue fedelmente l’evoluzione della politica sovietica dall’inizio della rivoluzione russa alla dittatura di Stalin che Orwell critica non solo in questo scritto.
La trama (con spoiler) e l’allegoria
La storia è ambientata in Inghilterra a Willington, ad ogni fattoria corrisponde una nazione e agli animali un personaggio storico, una classe sociale o una tipologia di persone.
L’Animalismo
Il signor Jones (lo zar Nicola II) è il proprietario della Fattoria Padronale (Impero russo), egli è sempre ubriaco, sfrutta gli animali della fattoria e non si cura di loro. Il Vecchio Maggiore, un verro che godeva di alta considerazione nella fattoria per il suo aspetto maestoso e la sua saggezza (Lenin) una sera raduna tutti gli animali della fattoria una volta che il signor Jones è andato a dormire. Racconta a loro il sogno che ha fatto la notte prima: la fattoria è abbastanza grande e fertile per garantire a tutti cibo in abbondanza e una vita felice. Introduce quindi i principi dell’Animalismo (il comunismo di Marx) e insegna loro una canzone (L’Internazionale). Tutti gli animali sono uguali e l’unico nemico è l’uomo che sfrutta gli altri animali senza produrre nulla: è quindi necessaria una rivoluzione.
Il Vecchio Maggiore muore, però, prima che la Rivoluzione avvenga e così prendono il suo posto due giovani verri che godevano di grande considerazione tra i maiali: Palla di Neve (Trockij) e Napoleon (Stalin). Ai due si affianca anche Clarinetto (il propagandista), un’altro maiale con un’abile parlantina e capace di convincere gli altri animali di qualsiasi cosa . I tre elaborano quindi gli insegnamenti del Vecchio Maggiore e scrivono i Sette Comandamenti dell’Animalismo che vengono scritti sul muro di fondo del grande granaio una volta che la Rivoluzione si compie e il signor Jones viene cacciato.
1) Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
2) Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.
3) Nessun animale vestirà abiti.
4) Nessun animale dormirà in un letto.
5) Nessun animale berrà alcolici.
6) Nessun animale ucciderà un altro animale.
7) Tutti gli animali sono uguali.
Viene inoltre cambiato il nome della fattoria da “Fattoria padronale” a “Fattoria degli Animali” e viene innalzata sull’asta la bandiera verde con il corno e lo zoccolo (la bandiera rossa con la falce e il martello).
La fattoria degli animali
All’inizio sembra andare tutto per il meglio: gli animali sono felici perché, nonostante il duro lavoro, le condizioni sembrano essere migliorate: c’è più cibo e riposo per tutti. Ognuno lavora secondo le proprie capacità, nessuno ruba.
Al governo ci sono i maiali e in particolare Palla di Neve che forma dei comitati per tutti i lavoratori e anche uno denominato “Comitato di Rieducazione dei Compagni Selvatici” per conigli e topi (ladri e mendicanti), mentre Napoleon si occupa dell’educazione dei giovani cagnolini. Tutti gli animali sono uguali o almeno così sembra: i maiali infatti inizieranno sempre di più ad ottenere privilegi, convincendo gli altri che il loro benessere è necessario poiché sono loro ad occuparsi dell’organizzazione della fattoria e ad impedire il ritorno di Jones.
Jones infatti ritorna con l’appoggio dei due fattori delle fattorie confinanti ma perderà la battaglia contro gli animali guidati da Palla di Neve. Tale battaglia sarà denominata Battaglia del Chiuso delle Vacche (guerra civile russa: Armata rossa bolscevica contro l’Armata bianca controrivoluzionaria).
Le divergenze tra Palla di Neve e Napoleon aumentano sempre di più fino a sfociare nel tentato assassinio di Palla di Neve e al suo esilio voluti da Napoleon. I suoi cagnolini (la polizia politica) sono infatti cresciuti e ora riesce a imporre grazie a loro il suo governo con la forza su tutta la fattoria. Quella che doveva essere una repubblica ora è diventata una dittatura.
Il governo di Napoleon
Quello che era il sogno del Vecchio Maggiore viene storpiato sempre di più: i maiali acquisiscono sempre più privilegi e potere e Clarinetto riesce sempre a convincere gli altri che qualsiasi novità imposta dal nuovo governo sia per il loro bene.
Nessuno più del compagno Napoleon crede che tutti gli animali sono eguali. Troppo felice egli sarebbe di lasciarvi prendere da voi stessi le decisioni. Ma potrebbe accadere che prendeste decisioni errate, e che avverrebbe allora?
Le rivolte vengono sedate, i rivoltosi uccisi. Ogni animale ora lavora molto più di prima. Se all’inizio si puntava all’autosufficienza, ora ci si rende conto che è necessario il commercio con le fattorie vicine. Napoleon si appropria dei progetti di Palla di Neve e fa costruire un mulino dicendo che grazie a questo gli animali dovranno lavorare meno e la qualità della vita migliorerà per tutti. Innovare la fattoria però richiede energie e così gli animali lavoreranno fino allo sfinimento, in particolare il cavallo Gondrano (classe operaia, stacanovista) che fino alla fine crederà nella Rivoluzione e in quel sogno, arrivando fino alla morte: quando infatti diventerà inabile al lavoro verrà spedito da Napoleon al macello facendo credere agli altri animali che sia stato portato dal veterinario.
I Sette Comandamenti dell’Animalismo vengono storpiati l’uno dopo l’altro così da seguire il volere di Napoleon che intrattiene sempre più contatti con gli altri fattori. L’unico che si rende davvero conto di ciò che sta accadendo è l’asino Benjamin: è scettico dall’inizio alla fine, dubita di qualsiasi cosa, è l’unico a non credere alle parole di Napoleon e che non si fa abbindolare dai discorsi di Clarinetto.
Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali degli altri
Dopo anni molti degli animali che vivevano prima della Rivoluzione sono morti e più nessuno tranne Benjamin ricorda com’era la vita nella fattoria prima della rivoluzione: gli animali sono sfruttati più che mai, ma tutti credono che questo sia meglio rispetto a quanto accadeva sotto il signor Jones.
E quando i maiali iniziano a vestire come gli uomini e a camminare su due zampe, quando ogni traccia dei Sette Comandamenti viene cancellata e sostituita con “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali di altri“, quando invitano a cena i fattori vicini ci si accorge che non c’è più alcuna differenza tra gli uni e gli altri:
Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era impossibile distinguere tra i due.
Recensione
“La fattoria degli animali” di George Orwell è un libro che mi è piaciuto tantissimo da appassionata di storia per il gran numero di allusioni ad eventi storici avvenuti in Russia dal 1917 al periodo in cui il libro è stato scritto e per il modo in cui le diverse classi sociali sono state rappresentate tramite gli animali.
“La fattoria degli animali” è una critica contro il totalitarismo e in particolare il governo di Stalin. È una satira che fa sorridere e pensare. È una favola e come tutte le favole risulta semplice da leggere e da comprendere, capace di veicolare in modo veloce e immediato il pensiero di Orwell e quello di molti studiosi della rivoluzione russa e della filosofia da cui è nata. Se un mondo in cui tutti gli uomini sono liberi e uguali e ognuno lavora secondo le proprie capacità può sembrare perfetto, è un’utopia irrealizzabile a causa della natura umana e perciò rimarrà sempre un sogno (il sogno del Vecchio Maggiore).
Così la rivoluzione russa partì con i migliori presupposti, ma poi degenerò: il sogno divenne uno stato totalitarista non poi così diverso dall’impero degli zar, dove le classi più ricche vivevano nel lusso e quelle più povere venivano sfruttate; chi doveva liberare il popolo dall’oppressore è diventato un’oppressore a sua volta.
Orwell inoltre invita a sviluppare il proprio pensiero critico e a dubitare sempre di tutto come l’asino Benjamin per non essere ingannati dai propagandisti come Clarinetto: le masse facilmente manipolabili (le pecore) sono state fondamentali per la creazione e il mantenimento di ogni stato totalitarista.








