Buongiorno lettori! Dopo due anni Joël Dicker è tornato al Salone Internazionale del Libro di Torino per presentare il suo nuovo romanzo, disponibile in Italia da poche settimane, “Un animale selvaggio“.
Durante l’incontro non si è parlato soltanto della sua ultima opera, ma anche di tanti fatti curiosi sull’autore e sul suo processo di scrittura. Sono emersi inoltre alcuni aneddoti interessanti e divertenti che vi racconto alla fine dell’articolo!

“Un animale selvaggio” e la finzione nella società

“Un animale selvaggio” presenta una verità importante in cui tutti noi ci imbattiamo ogni giorno nella società odierna. Viviamo in un mondo in cui tutti sono ossessionati dagli altri e dall’immagine di se stessi mostrata spesso sui social media. Le apparenze sono però diverse dalla realtà ma siamo comunque costretti a fingere perché bramiamo l’accettazione altrui. Questo romanzo esplora fino a che punto i nostri comportamenti sono definiti dalle aspettative e non da noi stessi e fa riflettere su una domanda: perché non ascoltiamo più noi stessi?
Joël Dicker ha affermato di aver scritto “Un animale selvaggio” come se fosse stato un libro solo per sé stesso, non pensando quindi alle aspettative del pubblico. Considera la scrittura come una relazione solo con sé e non con i propri lettori: per lui il processo creativo parte esclusivamente dalle sue osservazioni. Joël Dicker ha quindi dichiarato di non scrivere con il fine di essere apprezzato dagli altri, ma per condividere il frutto di questo processo introspettivo con i suoi lettori.
Il processo creativo di Joël Dicker
Come si inizia quindi un romanzo secondo Dicker? Prima di tutto bisogna buttarsi, iniziare a scrivere senza preoccupazioni e senza necessariamente sapere quale cammino si stia intraprendendo. Questo e i successivi momenti di scrittura sono poi segnati dall’ispirazione che Joël Dicker paragona all’esplosione della coca-cola che avviene quando si butta una mentos nella bottiglia. La coca-cola rappresenta l’insieme delle esperienze e delle conoscenze che abbiamo di libri, film, serie tv, mentre la mentos è qualcosa di inspiegabile che appena viene a contatto con la coca-cola avviene una straordinaria esplosione: l’ispirazione.
Tuttavia, il vero e proprio inizio del romanzo è quando si inizia a tagliare, a buttare via decine di pagine. La scrittura di un romanzo viene paragonata da Joël Dicker a una maratona. Ci si allena per raggiungere l’obiettivo: il percorso è lungo, ma la fatica è comunque piacevole, perché non è qualcosa che si fa per vincere, ma per se stessi.
La nascita di “La verità sul caso Harry Quebert”
“La verità sul caso Harry Quebert” doveva essere l’ultimo libro di Joël Dicker: ne aveva scritti molti altri in precedenza ma tutti erano stati rifiutati dal suo editore. Joël Dicker si era quindi fatto una promessa: questo sarebbe stato l’ultimo libro che avrebbe scritto. Poi però questa promessa lo rattristava sempre di più allora per mantenerla decise che l’ultimo libro sarebbe stato in realtà una trilogia (tanto non l’avrebbe letta nessuno, pensava Joël Dicker). Così nacque la serie di Marcus Goldman.
“La verità sul caso Harry Quebert” fu il primo libro della serie che scrisse e il suo successo fu improvviso e inaspettato. Anche durante la sua stesura lo stesso autore ebbe dei dubbi riguardo il suo libro. Lui stesso pensava che il suo editore gli avrebbe detto di tagliare le parti in cui dà consigli sulla scrittura: si sentiva un po’ come fosse un impostore. L’editore invece apprezzò quest’aspetto del romanzo e lo incoraggiò a continuare.
Prima di tutto lo apprezzarono i paesi di lingua francese, la lingua originale del libro, come la Francia, e i paesi vicini come l’Italia (Elisabetta Sgarbi comprò i diritti del romanzo prima del suo successo), ma poi il successo fu globale.
Joël Dicker decise quindi che avrebbe dovuto alternare i libri della trilogia con altri romanzi per provare al mondo che il suo non era il caso da un solo bestseller. Scrisse quindi dei racconti ambientati in Svizzera. Questi, a differenza dei racconti ambientati in America dal valore atemporale (forse a causa delle vacanze che da bambino trascorreva negli Stati Uniti con cugini e i suoi nonni, come se vivesse in un periodo antecedente), sono caratterizzati da un sapore più contemporaneo. Ginevra rappresenta infatti per Joël Dicker la realtà di tutti i giorni.
Dopo aver scritto “La verità sul caso Harry Quebert”, nonostante il successo, si sentiva frustrato perché non aveva descritto il personaggio di Marcus come avrebbe voluto. Lo fece quattro anni dopo quando scrisse la storia di Marcus in quello che diventò il terzo volume della serie di Marcus Goldman. Il secondo volume della trilogia lo scrisse quindi in realtà dopo il terzo!
Che cos’è che non piace a Joël Dicker nei suoi romanzi?
A Joël Dicker non piace trovare troppa violenza nei libri, al contrario apprezza quelli con un’ambientazione poco aggressiva. Per questo motivo nei suoi romanzi è presente pochissima violenza e spesso non c’è morte. Se c’è un morto non gli piace comunque descrivere scene cruente.
Un altro aspetto che non piace a Joël Dicker è l’uso eccessivo di tecnologia avanzata per risolvere casi complessi nei romanzi gialli: sembra quasi un escamotage facile per risolvere le situazioni difficili. A Joël Dicker piace invece fornire ai lettori tutti gli strumenti per risolvere da soli il caso. Per questo motivo nonostante le trame complicate nei suoi romanzi non sono mai presenti dei “super detective”. I casi si risolvono attraverso la collaborazione di persone comuni (spesso un poliziotto e il protagonista che diventa detective per sopravvivere).
Joël Dicker ha già iniziato a scrivere il prossimo romanzo?

Sì, un progetto è già in corso d’opera. Dopotutto la scrittura di “Un animale selvaggio” è terminata nell’agosto del 2023 e, come Joël Dicker afferma, lui scrive sempre.
Alcune curiosità su Joël Dicker
Dove scrive Joël Dicker?
Joël Dicker scrive dove può trovare la tranquillità. Il suo ufficio alla casa editrice è troppo confusionario a causa dei tanti collaboratori, così come casa sua dove ci sono i figli. Scrive quindi dove può nascondersi.
Quando scrive Joël Dicker?
Joël Dicker scrive sempre, alcune volte si sveglia persino alle 3 di mattina!
Cosa avrebbe fatto Joël Dicker se non fosse diventato scrittore?
Joël Dicker avrebbe comunque sempre scritto perché scrivere è per lui un bisogno. Se questa però non forse diventata la sua professione, sarebbe probabilmente stato un avvocato e avrebbe così sfruttato la sua laurea in giurisprudenza.
C’è stato un Harry Quebert nella vita di Joël Dicker?
Piacerebbe a tutti avere un mentore nella vita che prende per te le decisioni difficili, ma per Joël Dicker quel ruolo l’ha ricoperto se stesso. La responsabilità è infatti un filo conduttore che ricorre in tutti i suoi libri, compreso “”La verità sul caso Harry Quebert” e il suo ultimo romanzo “Un animale selvaggio”.
Quale dei personaggi dei libri di Joël Dicker gli assomiglia di più?
Ogni romanzo di Joël Dicker finisce con l’essere un po’ autobiografico, non nella trama, ma nello sguardo sul mondo, uno sguardo che cambia durante le diverse fasi della vita. Non si identifica quindi con un personaggio in particolare, ma con lo sguardo sul mondo che hanno i personaggi della sua fascia d’età.
Un divertente aneddoto sull’arrivo di Joël Dicker al Salone del Libro del 2022
L’11 maggio Joël Dicker è arrivato al Salone del Libro 2024 per presenziare all’incontro delle 14:00 con grande anticipo: alle 9:30 di mattina! Forse non vedeva l’ora di tornare in Italia, un paese a lui caro grazie anche alle origini triestine della nonna. È però più probabile che il largo anticipo sia dato dal fatto che Joël Dicker non volesse ripetere la sfortunata esperienza passata al Salone del Libro del 2022.
Anche quell’anno era infatti venuto a Torino per partecipare a un incontro ed era partito alle 7 di mattina da Ginevra. L’applicazione di navigazione dava tre ore di percorso, ma per qualche strano motivo la durata aumentava più andava avanti. Arrivato a Torino trovò la città bloccata, non si poteva circolare. C’era il giro d’Italia! Sceso dall’auto iniziò a percorrere la città a piedi, poi prese un taxi e infine arrivò al Salone con un ritardo pazzesco!
Ecco come inizia un romanzo!







