Jay Kristoff e il nuovo capitolo della trilogia “L’impero del vampiro” a Roma – Incontro con l’autore

Buongiorno lettori! Oggi esce “L’impero dei dannati” di Jay Kristoff, il secondo volume della trilogia “L’impero del vampiro”, e ieri al Teatro Manzoni di Roma c’è stato l’incontro con l’autore che ha parlato della serie in generale e di questo nuovo capitolo.

Vi racconto quindi le informazioni più interessanti emerse durante l’incontro e qualche curiosità. Oltre all’autore, era presente all’evento anche Gabriele Giorgi, il traduttore di questa trilogia.

Jay Kristoff incontro L'impero del vampiro L'impero dei dannati

Com’è nata la serie “L’impero del vampiro”

Il primo libro che ha scritto l’ha iniziato nel 2008 e l’ha finito mentre era seduto ad aspettare all’aeroporto di Roma. Era un libro sui vampiri ed era terribile. L’idea principale del worldbuilding era che i vampiri non potevano scegliere come trasformare le vittime. Dopo il morso i morti potevano restare tali o risvegliarsi, resuscitare dopo un po’ con lo stesso aspetto di prima, decomposti dopo tre o quattro giorni o giovani e bellissimi per sempre. L’idea gli è rimasta e quindi l’ha poi rivisitata.

Il processo di scrittura de “L’impero dei dannati”

Jay Kristoff ha descritto questa saga come il suo lavoro più ambizioso e la stesura di “L’impero dei dannati” è stata per lui particolarmente impegnativa. I sequel sono sempre difficili, in particolare i secondi libri delle trilogie. Nel primo libro si introducono i personaggi e le ambientazioni e quindi c’è meno storia, nel terzo libro si costruisce il finale e si fa saltare per aria tutto ciò che c’è stato fino a quel momento, ma nel secondo libro non si può fare ciò. Nel libro intermedio bisogna scrivere una storia che coinvolga e soddisfi il lettore senza ancora giungere alla conclusione. È per lui un grande complimento che molte persone abbiano apprezzato il secondo libro più del primo (“L’impero dei dannati” in lingua originale è uscito a febbraio).

I giochi di parole

Gabriele Giorgi ha affermato che tradurre i libri di Jay Kristoff è una sfida per i giochi di parole al loro interno che possono essere difficili da tradurre in italiano. Siamo inoltre nel fantasy e quindi c’è tutta una terminologia (inventata) che va ricreata in italiano come Jay Kristoff l’ha creata in inglese. Il traduttore deve quindi prendere le parole che l’autore ha composto, disassemblarle, tradurle e ricomporle.

Un altro aspetto che ha messo alla prova Gabriele Giorgi sono state le parti in versi come la profezia poiché per restituire le stesse sensazioni che si leggono in inglese bisogna prestare attenzione a cadenza, rima e termini usati. Qui c’è stata poi una sfida ulteriore: ne “L’Impero dei Dannati” in una canzone c’è una parola che in inglese non fa rima con nulla appositamente e quindi il traduttore ha cercato di ricreare lo stesso in italiano.

Quanto c’è di Jay Kristoff e delle persone che conosce nei suoi personaggi

Jay Kristoff ha preso ispirazione da sé stesso e dalle persone che conosce. Ad esempio nel personaggio di Gabriel che pensa ad Astrid c’è molto di Jay che pensa a sua moglie. Ogni personaggio che ha creato possiede in qualche modo una parte di sé stesso, è inevitabile. Non sono, però, una copia “perfetta” di persone reali, ma ne possiedono degli aspetti: ad esempio ci sono personaggi che hanno alcuni aspetti di sé che lui detesta. In generale, prende ispirazione un po’ da ogni cosa.

Jay Kristoff cerca di essere comprensivo nei confronti dei suoi personaggi che hanno aspetti anche negativi come le persone reali. In generale lui preferisce i personaggi con tante imperfezioni, li considera i più interessanti. Sono gli aspetti negativi che rendono i personaggi “vivi” per lui.

Il tempo e il disfacimento della morale

Uno dei tempi più importanti del libro è l’esplorazione del tempo e di come tutte le cose siano destinate al disfacimento. Anche la moralità delle persone perisce: se fossi un’entità che ha vissuto per mezzo millennio e che uccide una persona ogni notte, alla fine non vedresti più le persone come persone, ma come cibo. Un vampiro, quindi, può darsi che abbia esordito con le migliori intenzioni, ma che poi tramite l’omicidio che fa parte della sua natura diventa un distruttore; con il passare del tempo si usura anche la morale del vampiro.

Gabriel, protagonista della serie, esordisce come un giovane eroe animato dall’intenzione di rendere il mondo un posto migliore, ma poi nel corso del tempo si rende conto di quanto sia difficile e la sua convinzione di poter fare del bene si infrange. Nella vita, però, anche quando le tenebre della notte sono molto fitte succede qualcosa che accende una luce e rischiara l’oscurità e ridà la forza per tornare a lottare per un mondo migliore.

Gabriel: il ribaltamento del topos del “prescelto”

Gabriel è convinto di essere il prescelto (the chosen one) per la missione di rendere il mondo un posto migliore, ma poi si rende conto che le cose non vanno come si aspettava e sperava. È stato allevato nella convinzione che riuscirà a portare fino in fondo una certa missione e lo studio di Kristoff è consistito nel capire come fa una persona come lui a digerire poi il fatto che le vicende gli hanno dimostrato che le cose non andranno come voleva. Ciò è qualcosa in cui possiamo rifletterci: tutti noi abbiamo speranze e convinzioni, pensiamo che la nostra vita andrà in un certo modo, e poi veniamo smentiti dai fatti.

Nella serie c’è Dior che in qualche maniera dimostra di essere veramente la prescelta in grado di aiutare colui che era partito con la missione di cambiare il mondo. “L’impero dei dannati” è un libro dark, ma c’è sempre una corrente sotterranea di speranza: se a compiere l’opera non può essere chi ha iniziato, c’è poi sempre qualcuno che lo aiuti a farcela. Jay Kristoff vuole proprio trasmettere questo messaggio: nonostante le cose non vadano sempre come abbiamo pianificato, non bisogna mai cedere alla disperazione perché equivale a rinunciare a una parte di noi stessi.

Il tema della fede

La fede è un tema centrale in questo libro. Jay Kristoff è nato e cresciuto in una famiglia cattolica e fin da quando era molto giovane si è trovato a porre domande alle persone senza ottenere risposte per lui soddisfacenti.

Gabriel vive in un mondo in cui l’esistenza di Dio è dimostrata, quindi non può essere ateo, ma si pone delle domande. Si chiede soprattutto com’è possibile, se Dio esiste, vivere in un mondo sull’orlo della catastrofe. Gabriel è un personaggio che percorre un sentiero molto stretto tra la fede e il nichilismo più assoluto.

La conversazione tra lui e Aaron è un punto fondamentale del libro. Nella vita bisogna credere in qualcosa (in sé stessi, nella propria famiglia, negli amici, nella possibilità di rendere un posto migliore), perché il non credere in niente porta alla distruzione. Una vita in cui non si crede in nulla è una vita priva di significato.

Il sangue

Il sangue è centrale nella serie di Nevernight tanto quanto in questa nuova trilogia perché Jay Kristoff lo considera l’essenza della vita e perché sono libri abbastanza dark in cui tante persone non sono buone. In Nevernight è legato anche all’idea della mortalità e ha voluto aggiungere anche un elemento macabro con l’esistenza della chiesa rossa dove ci sono persone che uccidono per soldi.

Quale potere sceglierebbe?

Tra i poteri delle quattro famiglie vampiriche, Jay Kristoff sceglierebbe quello della telepatia: è una maledizione, può darsi che uno non voglia conoscere la verità, ma nonostante tutto lui sceglierebbe questo.

L’ambientazione

L’ambientazione della serie “L’impero dei vampiri” è di respiro europeo. C’è una preponderanza del francese, ma c’è anche un po’ di spagnolo e scozzese (soprattutto in “L’impero dei dannati” per le usanze e l’organizzazione in clan). Gabriele Giorgi ha affermato che questo serve anche nella parte di traduzione. In questa serie il francese è la “lingua franca” a cui si ricorre ogni tanto per far capire che si è in questo tipo di ambientazione. Nel primo libro era focale “patience” che è il nome della figlia, ma all’inizio sembra che lui dicesse “pazienza”, “pazientare”… è singolare come nel primo libro Gabriel abbia tatuato sulle dita “patience”.

C’è un altro personaggio nel secondo libro che ha tatuato sulle dita “gods will” che Gabriele Giorgi ha tradotto con il latino “deus vult” che sta perfettamente allo stesso modo sulle nocche. Il traduttore si è divertito a giocare con la lingua: ad esempio il termine “sanguinancy” (radice latina) che Gabriel sente e non capisce, sarebbe facilmente comprensibile da noi e quindi in italiano è stato tradotto con “ematomanzia” (radice greca) in modo che la sua radice fosse diversa da quella di “sangue”.

I libri sono stati pianificati o scritti di getto?

Pianificare sì, ma solo dopo un certo punto. Jay Kristoff ha raccontato che non ha pianificato per niente i libri della trilogia “Nevernight”, mentre è stato un po’ diverso per questa nuova serie. Ha iniziato a scrivere anche “L’impero del vampiro” di getto, ma poi si è reso conto di dover buttare via molte parole che aveva scritto per non allungare troppo la serie. Ha quindi deciso di pianificare di più perché si è reso conto di avere la tendenza di arrivare a un certo punto senza avere la minima idea di come andare avanti e ciò può diventare molto problematico.

Fandom e haters

Jay Kristoff ha affermato che è difficile gestire il fatto che ci siano fan molto affezionati e altri che criticano duramente i suoi lavori: il cervello tende a trattenere soprattutto le esperienze negative e quindi a lui capita di leggere centinaia di recensioni entusiastiche e poi di ricordarsi l’unica recensione negativa.

Da un mese è in tour per l’uscita di “L’impero dei dannati” e si trova in sale piene di persone che vogliono stare con lui e sentirlo parlare dei suoi libri e ciò lo fa sentire riconoscente e provare una certa umiltà; gli fa capire che ciò che scrive per tanti lettori conta. Questo è per lui straordinario e lo fa emozionare molto.

Sia le emozioni positive sia quelle negative vanno vissute. L’ambiente online non è il più piacevole perché spesso lì le persone si mostrano al proprio peggio. Ha l’impressione che chi commenta pubblicamente online a volte cessi di vederlo come una persona reale e quindi lo tratti senza tener conto che è umano anche lui. Per questo Jay Kristoff pensa di dover tener maggiormente conto delle emozioni positive che prova nell’incontrare i suoi lettori dal vivo.

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