“Il bambino di polvere” di Patrick K. Dewdney – Review Party

Buongiorno lettori! Oggi vi parlo di un nuovo romanzo fantasy pubblicato il 2 febbraio dalla Mondadori: “Il bambino di polvere” di Patrick K. Dewdney. Questo è il primo libro della saga “Il Ciclo di Syffo“, il secondo volume è già stato pubblicato in lingua originale (francese) e s’intitola “La Peste et la Vigne“.

La mia recensione de “Il bambino di polvere” fa parte del Review Party organizzato da Marts del blog ” Marts into the books” in collaborazione con la casa editrice Mondadori per l’uscita del libro. In fondo all’articolo trovate il calendario dell’evento.

Copertina il bambino di polvere di Patrick K. Dewdney

Il bambino di polvere

Il Ciclo di Syffo – Libro 1

Autore: Patrick K. Dewdney

Illustratore: Fanny Etienne-Artur

Editore: Mondadori

Collana: Oscar fantastica

Data di uscita: 2 febbraio 2021

Pagine: 612

Formato: flessibile 22,00 € – ebook 10,99 €

Genere: fantasy

Età di lettura: adulti

Trama dell’editore

Syffo, Melo, Cardù e Brindilla, quattro piccoli orfani, crescono nel podere della vedova Tarron, lungo le rive del Brune. Il loro mondo è “un’entità caotica da domare giorno per giorno”, l’unica cosa su cui possono contare è una ciotola di minestra di rape la sera.

Monelli selvaggi, costretti a lottare e a ingegnarsi in mille modi per sopravvivere, a modo loro sono felici. Fino a un soleggiato giorno d’estate dell’anno 621, quando a Corna-Brune giunge la notizia della morte del re Bai Solistero, primo e ultimo sovrano del Regno-Unificato. Ai quattro ragazzini sembra un evento lontano, che non potrà influire sulle loro vite. Ma anche loro si rendono presto conto che l’atmosfera in città si è fatta più cupa e violenta. È in questo clima che Syffo, sorpreso a rubare una frittella, per salvarsi si trova costretto a lavorare per il temutissimo Hesse, prima-lama dell’Alto-Brune. Sarà di volta in volta servitore, spia, apprendista chirurgo, conoscerà il carcere, la fuga, il tradimento. Accusato ingiustamente di stregoneria e di omicidio, non avrà che una scelta: abbracciare la dura vita del guerriero.

Recensione

Dalla trama credevo che mi sarebbe piaciuto tantissimo “Il bambino di polvere”: mi aspettavo un libro ricco d’azione e avvenimenti, dinamico, pieno di colpi di scena e invece, purtroppo, si è rivelata essere una lettura ben diversa.

Un lunghissimo e dettagliatissimo racconto della vita di Syffo

Per quanto riguarda la storia, non aspettatevi nulla di più di ciò che è raccontato nella trama che trovate qui sopra. “Il bambino di polvere” è un lunghissimo racconto della vita di Syffo da quando era uno degli orfani nel podere della vedova Tarron a quando diventerà un giovane guerriero. Le vicende sono narrate in prima persona al passato ed è come se Syffo stesso ci raccontasse la sua infanzia.

Quel giorno, quattro bambini erano sdraiati all’ombra degli alberi da frutto, tra mele verdi e odore d’estate. Uno di loro, che ancora non ho presentato, si chiamava Syffo. E Syffo sono io. In seguito sono venuti altri nomi, ma quello fu il primo e a lui faccio sempre ritorno.

Il libro è scritto molto bene ed è chiaro che l’autore ha curato tutto nei minimi dettagli, ma purtroppo ho trovato la narrazione eccessivamente lenta e poco coinvolgente, manca la scintilla, quel qualcosa che avrebbe potuto rendere questa storia appassionante ed emozionante. È tutto piatto, il protagonista non sembra provare quasi nulla, mentre racconta la sua storia e ricorda gli eventi passati e allo stesso tempo non prova né trepidazione né paura poiché tutto è già avvenuto.

Nemmeno lo stile di scrittura purtroppo è in grado di emozionare: ci sono pochissimi dialoghi e l’autore si perde spesso in lunghissime e fredde descrizioni riguardanti sia le giornate di Syffo (viene raccontato che cosa fa in ogni istante della giornata) sia l’ambientazione.

Worldbuilding complesso e ben costruito

Il worldbuilding è la parte che ho preferito di questo libro. All’interno del romanzo sono presenti diverse mappe che permettono al lettore di immaginare perfettamente il viaggio compiuto da Syffo e quindi la disposizione dei luoghi e delle città.

“Il bambino di polvere” è ambientato in un mondo ispirato soprattutto al Medioevo in cui sono presenti diversi popoli, ognuno con tradizioni e usanze differenti. La società rappresentata è di tipo feudale. Le varie città fanno parte del Regno-Unificato governato dal re Bai Solistero all’inizio del libro, ma alla sua morte la pace tra loro si sgretolerà a poco a poco fino allo scoppio di una nuova guerra. Sono inoltre presenti dei clan nomadi (i Gaici, i Gaitti, i Painoti e i Syffi) e il popolo guerriero dei Vari, formato da mercenari che vengono assoldati dalle città per combattere e vincere le loro guerre.

Oltre ai conflitti tra i vari feudi, sono presenti anche delle lotte interne. In particolare Syffo conoscerà quelle presenti a Corna-Brune, la città in cui passerà gran parte della sua infanzia in compagnia di Brindilla, Cardù e Melo. I nobili disprezzano i poveri che vivono in città, ma in particolare i clan verso cui hanno un comportamento razzista: le persone che ne fanno parte vengono etichettate come selvaggi e valgono meno di niente.

Ne “Il bambino di polvere” le donne sono praticamente assenti, solo raramente compaiono e ancora più raramente hanno un qualche ruolo. Se nei clan le donne hanno un valore pari a quello degli uomini e possono essere cacciatrici e guerriere come questi ultimi, nelle città non hanno alcun valore, se non come mogli e prostitute. L’unica caratterizzata abbastanza bene è Drice, una bambina Gaica con cui Syffo farà presto amicizia.

Syffo e gli altri personaggi

Syffo è un personaggio con cui purtroppo non sono riuscita ad empatizzare. È un orfano cresciuto con altri bambini dalla vedova Tarron in un piccolo podere appena al di fuori delle mura della città di Corna-Brune. Ha origini claniche e per questo è stato chiamato Syffo dalla vedova, ovvero “selvaggio”.

Syffo è considerato dagli altri personaggi come un bambino molto intelligente, ma questa incredibile qualità non la dimostra quasi mai. Giunge in fretta a certe deduzioni, ma allo stesso tempo compie un’azione stupida dopo l’altra e ha comportamenti inspiegabili. Ad esempio, ha un’ossessione vera e propria per l’odore dei capelli di Brindilla che riesce a sentire e ad apprezzare, vai a capire come, anche quando i capelli della bambina sono coperti d’urina. Syffo è inoltre totalmente in balia degli eventi, qualsiasi decisione prenda sembra avere ben poca influenza sulla trama lineare e priva di grandi colpi di scena.

«La vita […] dicono che è una strada che tracciamo. Invece è un fiume che seguiamo.»

Ben descritti e costruiti sono i rapporti tra il protagonista e Drice, Hesse e Uldrick che sono anche gli unici personaggi ben caratterizzati oltre a Syffo.

Drice è una bambina Gaica con un carattere espansivo e combattivo, tutto l’opposto di Syffo. Mi è piaciuto molto il rapporto di amicizia che si instaura tra i due e il modo in cui si evolve. Spesso questa amicizia viene paragonata dal protagonista a quella con Brindilla. Mentre Syffo giunge costantemente alla conclusione che la sua scelta ricadrebbe sempre su Brindilla, il rapporto con Drice l’ho trovato molto più profondo e basato su qualcosa di più dell’odore dei capelli di una bambina.

La prima-lama Hesse mi è piaciuto molto come personaggio, soprattutto per la contrapposizione tra come si mostra agli altri e chi è veramente. Ha la fama di essere un uomo senza cuore, ma allo stesso tempo si dimostrerà molto diverso nei confronti di Syffo. È un calcolatore e la sua estrema fedeltà alla città di Corna-Brune sarà ciò che lo porterà inevitabilmente a un punto di rottura.

«Un uomo mi ha anche detto che per dovere egli si era fatto il cuore a pezzi.»

Costruito benissimo è il rapporto tra Syffo e Uldrick, il mercenario Varo che lo renderà un guerriero, ma non posso dire che mi sia piaciuto. Il rapporto che si instaura tra di loro è influenzato molto dalle tradizioni del popolo dei Vari e coerente con esse, ma, se da una parte è evidente l’affetto che il mercenario prova per il bambino, dall’altro le giustificazioni date da Uldrick per certi suoi comportamenti dal mio punto di vista non possono essere in alcun modo condivisibili e me l’hanno fatto odiare.

Credere di sapere è ignorare. Sapere che si crede non lo è. L’uomo saggio è capace di distinguere le sfumature tra ciò che sa e ciò a cui crede, poiché la credenza è la più pericolosa delle ignoranze.

Un libro con tanti spunti interessanti che purtoppo non mi ha coinvolta

“Il bambino di polvere” è un libro che parte da tantissimi spunti interessanti: le figure misteriose dei “Deisi“, uomini-demoni dei racconti clanici tradizionali, e degli stregoni, l’ambientazione e la ricchezza di popoli e culture date dall’ottimo worldbuilding potevano rendere questo libro epico e sorprendente. Tutti questi ingredienti però purtroppo sono stati eccessivamente diluiti e per me questo libro ha avuto lo stesso gusto insapore di una minestra troppo allungata.

I misteri sull’origine di Syffo e sulla magia intravista all’interno di questo romanzo mi hanno lasciato la curiosità di scoprire di più e quindi il desiderio di leggere “La Peste et la Vigne”, il secondo libro, ma allo stesso tempo temo che anche il seguito sia piatto tanto quanto il primo. Vi consiglio questa lettura solo se non vi spaventano le descrizioni interminabili e vi piacciono le storie narrate in prima persona dal protagonista, ma con un certo distacco.

Review Party

Vi lascio qui sotto il calendario dell’evento con tutte le tappe e i partecipanti a questo Review Party!

Ringrazio Marts del blog “Marts into the Books” per aver organizzato questo Review Party e la casa editrice Mondadori per la copia del romanzo

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