“Frantumi di sole” di Vanessa Barbuto – Recensione

Buongiorno lettori! Oggi vi parlo di “Frantumi di sole” di Vanessa Barbuto, una raccolta di poesie. Per me è stata una lettura un po’ insolita dato che leggo soprattutto testi in prosa, ma ero molto curiosa di leggere queste poesie, conoscendo già l’autrice per la serie romance “Dai tuffi al cuore”.

Frantumi di sole di Vanessa Barbuto - Copertina

Frantumi di sole

Autrice: Vanessa Barbuto

Editore: Autopubblicato

Data di uscita: 25 agosto 2022

Pagine: 64

Formato: flessibile 7,90 € – ebook 1,99 €

Genere: raccolta di poesie

Età di lettura: adulti

Descrizione

Questa raccolta di poesie non è altro che l’insieme dei frammenti di una vita trascorsa tra le vie di Roma, che fa da sfondo al percorso esistenziale, a ricercare il senso di sé e del mondo, nelle relazioni con gli altri e con i luoghi. Caratteristico l’uso del dialetto in diversi componimenti, il viaggio di questa lettura porta a riconoscere nei pezzi di un’esistenza la luce del sole sempre pronto comunque a illuminare il cammino.

Recensione

Frantumi di sole
riecheggiano eterni,
sospiro spezzato di onde,
ora è silenzio.

“Frantumi di sole” è un insieme di emozioni, sentimenti e pensieri, frammenti di vita dell’autrice. Le poesie sono costruite accuratamente facendo uso anche di figure retoriche e di suono, ma sono anche molto personali e intime, scorci sulla sua anima.

Smarrita l’identità di me,
ho letto gli altri
per ritrovarmi.

Affrontano molti temi diversi: l’amore, la scrittura e la letteratura, il senso di sé nel mondo e in relazione agli altri, luoghi e ricordi dell’autrice, le sue speranze e paure. Non vi è dunque un tema comune a tutte le cinquantatré poesie, l’unico filo conduttore è il percorso personale dell’autrice. Alcune poesie hanno un titolo, altre solo il numero, alcune sono più lunghe, alcune più brevi, alcune più amare, altre più dolci.

Ricerca di felicità,
vana illusione di ieri,
rincorsa tra brividi e rotaie,
ti vedo sempre qui.

Mi sarebbe piaciuto che prima di ogni poesia fosse stata inserita qualche riga di commento o che ci fossero state delle note per chiarire i riferimenti che magari non ho colto, non conoscendo bene le opere a cui fa riferimento l’autrice, la sua vita e Roma (purtroppo ci sono stata solo qualche giorno in vacanza).

Evidente per tutto il libro è infatti il legame che l’autrice ha con la propria città. Alcune poesie sono scritte, completamente o in parte, in dialetto romanesco “letterario”, ovvero quello parlato dall’autrice influenzato da opere teatrali e televisive ambientate a Roma (ad esempio sono presenti riferimenti a “Rugantino” e “La Tosca”). Le poesie sono comunque facilmente comprensibili anche da chi non è di Roma come me.

Le mie poesie preferite, quelle che mi hanno emozionata e colpita di più, sono soprattutto le ultime, in particolare la VII, la XIII, la XXXVIII, la XXXIX (che è anche la poesia che dà il titolo a questa raccolta), la XLIX (Le Muse), la LII (Alba nuova) e la LIII.

Tornerò.
Sarà un giorno di sole.
Sono state solo poesie,
timido ricordo.

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